Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Progetto

Art. 75 DPR 309/90

Descrizione

La rilevanza del lavoro delle Prefetture e le diverse implicazioni che l’impianto della norma e gli aspetti complessi e problematici della sua applicazione hanno messo in luce nel corso del tempo, sono stati all’origine della richiesta della Committenza (in allora il Ministero della Solidarietà sociale, competente nella materia) di poter disporre di una ricerca empirica sulle modalità di attuazione e implementazione dell’art. 75 che consentisse, a distanza di 18 anni dall’entrata in vigore della legge 309 e in considerazione dei mutamenti intervenuti con le modifiche apportate nel decreto del 2005 convertito in legge 49/2006, di esplorare a fondo i meccanismi organizzativi, le prassi attuative, le sperimentazioni innovative. Ma anche, per quanto possibile, il significato e l’impatto della norma sui destinatari. Pur nella difficoltà che deriva dalla complessità dei fattori in gioco e degli elementi che concorrono al definirsi dei percorsi individuali di avvicinamento e di consumo occasionale, saltuario o dipendente delle diverse sostanze psicoattive illegali, è stato forte l’interesse per comprendere se vi sia - e quale sia - il significato ed il ruolo delle diverse tipologie dei provvedimenti adottati dalle Prefetture nelle vicende degli individui che entrano in contatto con il sistema di azioni e ruoli così come definito dalla norma. Il progetto ha impegnato le unità di ricerca coinvolte, in attività orientate a definire ambiti possibili di monitoraggio e valutazione di politiche pubbliche quali quelle contro le dipendenze. In tal senso, un’analisi che ha reso partecipi i diversi attori coinvolti nella “costruzione” di queste politiche (Prefetture-N.O.T.; Ser.T., Comunità locali, Forze dell’Ordine, ecc.) ha rappresentando un’occasione per definire e leggere il condizionamento che, in questo ambito, deriva dalla radicale regionalizzazione che si registra nell’organizzazione sanitaria e nelle strutture di welfare locale. Lo studio condotto ha costituito un’occasione di incontro e di confronto con altri attori della comunità scientifica nazionale e con alcune istituzioni nazionali nel percorso di costruzione di un “linguaggio” comune.

Obiettivi

Descrivere il funzionamento del complesso sistema che dà attuazione all’art. 75; Comprendere le modalità di implementazione del dettato normativo in termini di gestione del “mandato” assegnato alle diverse strutture, di scelte operative effettuate, di misure adottate; Cogliere, almeno in parte, elementi che possano far meglio comprendere l’impatto e la rilevanza della stessa norma, in relazione alla funzione preventiva-dissuasiva che vi è attribuita dal legislatore.

Contenuti

Il progetto ha previsto, in primo luogo, una ricostruzione sistematica, con riferimento all’intero territorio nazionale, di tutti i dati e gli elementi (strutturali, organizzativi, procedurali, ecc.) utili a descrivere in senso generale le modalità di attuazione del dettato normativo, sia per quanto concerne l’utenza trattata sia per gli aspetti relativi al funzionamento organizzativo ed alle relazioni interorganizzative e di rete che si sono attivate a livello territoriale. I risultati di tale ricostruzione sono stati analizzati e posti in relazione (anche) con il significato che la “segnalazione” può assumere come occasione di incontro con i servizi ed occasione per affrontare un “problema” che spesso non è percepito nemmeno come tale dai soggetti che vi sono sottoposti. Questa prima fase ha costituito l’input per un confronto tra la situazione precedente e quella successiva al mutamento di indirizzo intervenuto con la legge 49/2006 per verificare l’impatto dell’introduzione dell’art. 75-bis - che prevede la possibilità per il Questore, informato dal Prefetto del provvedimento adottato a conclusione del procedimento, di adottare discrezionalmente misure di sicurezza nei confronti dei segnalati. L’approccio che si è proposto è stato quello sociologico-giuridico, che fa riferimento alla dimensione teorica ed alle metodologie di indagine empirica proprie della sociologia del diritto, interessata ad individuare i nessi tra definizioni sociali e definizioni normative dei fenomeni, ad indagare gli aspetti inerenti alla genesi e le funzioni attribuite alle norme nel contesto della decisione legislativa, a  studiare le modalità di implementazione delle stesse norme, a misurarne l’effettività e l’efficacia. Tale approccio è stato integrato dalle acquisizioni che, in merito allo specifico tema del consumo di sostanze psicoattive illegali e delle dipendenze che ne possono derivare, sono maturate nella sociologia della devianza, con attenzione sia agli aspetti fenomenologici ed al cambiamento nel tempo dei comportamenti e dei significati ad essi attribuiti dai soggetti implicati e al ruolo delle definizioni sociali ed istituzionali di quegli stessi comportamenti, sia alle conseguenze che il trattamento istituzionale ha sullo sviluppo delle cosiddette “carriere” devianti.

Destinatari

Ministero della Solidarietà Sociale.

Docenti

Prof. Franco Prina Dipartimento di Scienze sociali, Università di Torino; Prof. Daniele Scarscelli Dipartimento di Ricerca sociale, Università del Piemonte Orientale; Prof. Valerio Pocar Dipartimento di Sistemi giuridici e economici, Università di Milano Bicocca; Prof.ssa Chiara Scivoletto Dipartimento di Scienze penalistiche, Università di Parma; Prof. Carlo Pennisi Dipartimento di Sociologia e metodi delle ricerche sociali, Università di Catania; Prof.ssa Carla Rossi Centro interdipartimentale di biostatistica e bioinformatica, Università di Roma “Tor Vergata”.

Tempi

2008 - 2009

Sede

Territorio nazionale

Attività

PRIMA FASE Raccolta e analisi di tutta la documentazione (decreti, atti ministeriali, circolari, documenti di analisi e riflessione, ecc.) utile ad analizzare le linee del processo di implementazione della norma; Acquisizione dei dati relativi alle risorse umane e organizzative che costituiscono il sistema dei N.O.T. operanti presso le Prefetture, nonché le trasformazioni strutturali che si sono verificate nel corso del tempo; Analisi delle caratteristiche quali-quantitative dell’utenza e delle differenze riscontrabili tra i diversi territori e nell’evoluzione degli anni; Rilevazione dei dati quantitativi inerenti alle modalità di incontro/trattamento dei consumatori segnalati, delle misure adottate e degli esiti registrati, anche in questo caso nell’articolazione territoriale, temporale e in relazione alle tipologie di utenza; Analisi delle modalità di interscambio esistenti tra i N.O.T. e i Ser.T. (ed eventualmente gli Enti ausiliari) così come emergono dalla documentazione disponibile presso le Prefetture (circolari, protocolli di intesa stipulati a livello locale, ecc.); Raccolta e analisi delle ricerche eventualmente svolte a livello locale in merito alle prassi adottate, ai “modelli” procedurali posti in essere, alle differenze organizzativo-funzionali registrabili localmente. SECONDA FASE Formulazione delle strategie metodologiche impiegate e dei criteri di stratificazione del campione; Ricerca a campione su ambiti territoriali significativi al fine di operare i necessari approfondimenti.

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PARTNER

Università di Torino Dipartimento di Scienze sociali;
Università di Catania Dipartimento di Sociologia e Metodi delle ricerche sociali;
Università di Milano Bicocca Dipartimento di Sistemi giuridici e economici;
Università di Parma Dipartimento di Scienze Penalistiche;
Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Ricerca sociale;
Università di Roma “Tor Vergata” Centro interdipartimentale di biostatistica e bioinformatica.